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La
Scuola Italiana Cani Salvataggio Nautico è nata nel 1989 da una idea del
suo fondatore ed attuale Direttore, Ferruccio Pilenga. L'idea fu quella di trasformare il lavoro in acqua dei cani di terranova, attuato sino ad allora in maniera molto "didattica" dalle associazioni amatoriali, in veri e propri esercizi operativi in grado di portare efficacemente soccorso a pericolanti in difficoltà in acqua. Quindi, ad esempio, i manichini sono stati sostituiti con persone vere (i figuranti), nell'addestramento dei conduttori sono state inserite le tecniche di "combattimento in acqua" con un pericolante in panico ed ai cani si è insegnato a nuotare davanti al conduttore oppure ad un gommone, anziché dietro. Con il tempo si è potuto sperimentare l'addestramento anche di cani di altre razze e sono stati perfezionati sempre più gli esercizi, fino al raggiungimento dell'attuale preparazione. |
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La Scuola è nata, quindi, addestrando
quasi esclusivamente cani di terranova, tanto che la sua denominazione
originale era appunto "Scuola Italiana Cani di Terranova da
Salvataggio Nautico". Agli inizi degli anni '90, però, si affacciarono già i primi labrador con ottimi risultati; successivamente sono state sperimentate altre razze di cani ma i più diffusi e sperimentati con successo sono stati (oltre, naturalmente ai terranova e labrador) i pastori tedeschi, golden retriever, ed anche meticci; l'importante è che il cane raggiunga almeno i 30 kg di peso. Attualmente stiamo sperimentando l'addestramento di alcuni leonberger e dai primi risultati possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti. Ovviamente l'eterogeneità delle razze impiegate in acqua è possibile solamente in presenza di un clima mite come quello mediterraneo, altrimenti credo che oltre al terranova sarebbe difficile trovare cani muniti di una adeguata protezione termica ed impermeabile tale da resistere alle bassissime temperature dell'acqua. Anche le caratteristiche caratteriali delle varie razze di cani incide nella selezione per l'addestramento: infatti, ad esempio, un pastore tedesco può ottenere eccellenti risultati nell'addestramento al salvataggio in acqua purché dimostri spiccate caratteristiche di docilità (abbastanza comuni, invece, nel terranova), mentre un labrador deve essere gestito in modo tale da frenarne la sua nota esuberanza. In questi lavori cosiddetti "preparatori" è fondamentale l'opera del conduttore, che deve essere attento e costante nell'osservare i consigli degli istruttori, mettendoci tutto l'impegno possibile. |
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Personalmente
sono perplesso solamente nell'impiego in acqua di quei cani tipicamente
"inclinati" nel posteriore e con la coda mozza (boxer,
dobermann, ecc.), in quanto, nonostante con qualche esemplare abbiamo
raggiunto discreti risultati, ritengo che questi non riescano ad assumere
un assetto di nuoto tale da sfruttare al massimo i movimenti necessari per
imprimere la potenza di traino richiesta, oltre ad avere grosse
difficoltà nella correzione delle direzioni a causa della mancanza
proprio della coda, usata dai cani come fosse un timone di direzione. L'addestramento nel suo complesso si rivolge non solo al cane ma alla cosiddetta unità cinofila (conduttore + cane) che risulta indissolubile nelle operazioni di emergenza. Infatti, chi non è "addetto ai lavori" ritiene spesso che la difficoltà nel salvataggio di un pericolante in acqua sia quella di raggiungerlo, ma ciò è completamente errato! Le difficoltà iniziano proprio in quel momento, una volta raggiunto a nuoto una, due o tre persone in pericolo. |
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Una volta assunto il controllo della situazione
ed effettuato correttamente le prese senza farsi trascinare sott'acqua
(specialmente nel caso di pericolanti "in panico", che sono
pericolosissimi), inizia il trasporto verso la riva con il solo uso delle
gambe o, al massimo, con l'ausilio di un braccio; ciò risulta
estremamente difficoltoso, anche perché spesso la causa che ha messo in
difficoltà il malcapitato è stata proprio la corrente contraria che
spinge verso il largo, con il successivo sovraffaticamento ed affanno; in
tali casi anche il più esperto dei nuotatori si troverebbe a sua volta in
difficoltà... e se poi i pericolanti sono 2 o 3 ? Quale scegliere di
salvare ? Con il cane tutto ciò è praticamente risolto, perché il suo
compito è proprio quello di trainare (in gergo nautico
"rimorchiare") verso la riva il proprio conduttore insieme alle
altre persone salvate. Non c'è da stupirsi della eccezionale potenza di "rimorchio" che riescono a fornire questi animali (se adeguatamente allenati al nuoto), basti pensare che un cane ben addestrato riesce tranquillamente a rimorchiare un gommone con 20 persone sopra, o meglio una imbarcazione del peso di 10 tonnellate. Anche qui ogni razza presenta caratteristiche diverse, quindi troviamo i terranova muniti di infinita resistenza mentre i labrador od i pastori risultano più veloci ed altrettanto potenti ma con una minore resistenza fisica nel tempo; in ogni caso, qualsiasi cane addestrato riesce ad offrire questo suo "servizio" di rimorchio sotto carico per almeno 30 minuti e ciò è più che sufficiente per concludere una operazione di salvataggio (o perché possano giungere i soccorsi "di rinforzo" con unità navali). |
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Inoltre con il cane è possibile effettuare manovre che l'uomo
da solo non riuscirebbe a fare; basti immaginare, ad esempio, il recupero
di più persone contemporaneamente, l'avvicinamento ad una scogliera con
mare mosso, il recupero di persone ustionate da branchi di meduse (il cane
è praticamente indenne dalle punture dei loro tentacoli) oppure poter
effettuare già in acqua la respirazione artificiale ad un asfittico,
risparmiando minuti preziosi (mentre il cane, autonomamente provvede al
trasporto verso riva). La Scuola ha la sua sede principale a Sarnico, sulle rive del lago d'Iseo, mentre sparse nel territorio nazionale vi sono delle Sezioni staccate.In ogni caso la struttura, anche delle Sezioni, rispecchia quella della sede principale, con una serie di istruttori che preparano le cosiddette "unità cinofile" (conduttore + cane) nell'addestramento, che viene eseguito a terra in appositi spazi attrezzati ed in acqua con apposite attrezzature nautiche. |
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Gli
istruttori, nella loro opera, sono affiancati da aiuto-istruttori, da
veterinari, da esperti di psicologia canina e da veri e propri
professionisti esperti di salvataggio in mare e di elisoccorso. L'addestramento viene svolto solitamente il sabato e la domenica durante tutto l'arco dell'anno, con sospensione durante le festività natalizie e nei mesi estivi di luglio ed agosto; in tale periodo vengono svolte esercitazioni di salvataggio e pattugliamenti volontari nei mari e laghi nazionali. L'addestramento di una unità cinofila (conduttore + cane) è molto duro e complesso, dura mediamente oltre un anno ma a volte può richiedere anche molto più tempo e si articola in diverse fasi. L'addestramento a terra, che inizia durante l'inverno, educa il cane e fa capire al conduttore le regole base della cinofilia. Verso la metà di Marzo (anche a seconda della razza del cane e della sua protezione termica naturale) inizia anche il lavoro in acqua; prima come un gioco, il cane deve imparare a nuotare correttamente ed a non avere paura dell'acqua.: Al conduttore, contemporaneamente, si insegna come diventare un vero e proprio bagnino di salvataggio comprese le tecniche di rianimazione e di primo soccorso, coordinamento soccorsi con la Guardia Costiera, nozioni di voga, ecc. |
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| A questo punto iniziano gli
esercizi in acqua insieme al cane, simulando veri e propri salvataggi di
persone in procinto di annegare, cercando di raggiungere la perfetta
sintonia ed intesa tra conduttore e cane. L'addestramento viene successivamente perfezionato a tal punto da riuscire ad affrontare un salvataggio anche in condizioni di mare mosso e con più di una persona da salvare, fino al rimorchio addirittura di natanti, pedalò, gommoni carichi di persone (un cane bene addestrato è in grado di rimorchiare imbarcazioni anche di 10 tonnellate di dislocamento). Al termine dell'addestramento (la cui durata media è di circa 10/15 mesi) l'unità cinofila viene sottoposta ad esame da parte di un'apposita commissione e, se superato, viene rilasciato il brevetto di salvataggio avanzato riconosciuto dal Ministero dei Trasporti e della Navigazione per l'accesso nelle spiagge nazionali per il servizio ausiliario di salvataggio. Il brevetto di salvataggio è sottoposto a rinnovo annuale. Una ulteriore preparazione dell'unità cinofila (che mediamente si raggiunge dopo qualche anno di addestramento) consente di sostenere un ulteriore esame per ottenere il brevetto operativo che abilita l'unità cinofila all'elisoccorso (attualmente in Italia sono solamente una decina le unità in possesso di tale brevetto). L'addestramento usato alla scuola è di tipo moderno, come ormai si applica da anni in USA ed in Germania, cosiddetto "non coercitivo" ma basato sullo studio della psicologia canina. In sostanza significa che il cane non viene mai obbligato ad eseguire un esercizio, ma viene invogliato a farlo (come se fosse un gioco) per il piacere di far felice il suo padrone. Tutto si basa, infatti, sul rapporto che si deve creare appunto tra conduttore e cane. Il cane, infatti, è un animale da branco ed individua nella famiglia in cui vive il suo branco. Nell'addestramento a terra si insegna al conduttore a diventare con Autorità (ma senza forme violente) il Capo branco del suo cane, in possesso delle preziose doti di forza, coraggio e saggezza, che servono ad infondere coraggio all'animale, a reprimere gli istinti aggressivi, a convivere con altre persone e con altri cani, ad accettare di buon grado le regole di educazione imposte dal suo Capo branco che sarà visto come un idolo da seguire, un punto di riferimento nella vita di tutti i giorni. Raggiunto questo risultato il conduttore può chiedere al proprio cane qualsiasi cosa egli possa riuscire a fare… ed il cane lo farà, in cambio solo di una carezza e di una coccola, felice. Da qui si evince che, con l'adozione di tale tecnica, non vi è un limite minimo richiesto per l'età del cane, prima inizia e meglio è; è ovvio, in tal caso, che ad un cucciolo di pochi mesi non vengono richiesti esercizi impegnativi per i quali è necessario possedere un ottima performance fisica e si dovrà porre la massima attenzione a non sovraffaticare il cane né a sottoporlo ad inutili traumi o spaventi che potrebbero compromettere il suo futuro utilizzo. In questa fase è assolutamente indispensabile seguire le indicazioni degli istruttori e non tentare di forzare inutilmente i tempi, rimanendo consapevoli di avere nel guinzaglio ancora un cucciolo. Terminata la prima fase dell'addestramento il cane ha appreso, con il gioco, una serie di esercizi la cui esecuzione poi diventa automatica, anche se rivolta a salvare vite umane in pericolo. E' da tenere in evidenza, inoltre, che tutti i cani utilizzati nel salvataggio in mare hanno un'innato "istinto al salvataggio" per cui accade che (ed è successo realmente...) in occasione di un'operazione reale il cane reagisce molto meglio che nell'addestramento, ponendo in essere automaticamente quello che lui ha appreso come un gioco, ma consapevole che in quel momento sta servendo a salvare una (o più) vite umane. Non a caso i cani ben addestrati svolgono meglio i loro esercizi di fronte a figuranti sconosciuti, rispetto all'"amico" del padrone che, è ormai scontato, sta sicuramente fingendo di chiedere aiuto. In ogni caso ricordo che il conduttore viene addestrato ad operare anche senza cane per cui, nell'ipotesi che il cane non dovesse rispondere (ma, ripeto, non mi risulta che sia mai successo...), l'intervento risulterebbe efficace quanto quello di un bagnino di salvataggio. L'esercizio base consiste nel recupero di una o due persone in difficoltà; il conduttore, alla ricezione della richiesta di aiuto, parte dalla riva e dirige verso i pericolanti seguito dal cane (nel caso di notevoli distanze ci si può far rimorchiare dal cane per risparmiare energie preziose). Di solito si raggiunge per primo l'infortunato meno in pericolo (tale scelta , per quanto possa apparire discutibile di fronte ai neofiti, è quella adottata da tutti i professionisti del soccorso e dai reparti di pronto soccorso degli ospedali ed ha le sue precise motivazioni tecniche!) ed una volta accertato che questi sta abbastanza bene si affida al rimorchio del cane; quindi il conduttore si dirige verso il pericolante in maggiore difficoltà (spesso in preda al panico ed in tal caso risulta pericolosissimo avvicinarsi senza precauzioni) ed effettua delle particolari prese che assomigliano ad una vera e propria tecnica di lotta in acqua, per scongiurare il pericolo di essere travolti sott'acqua dal malcapitato. Eseguita correttamente la presa si attende l'imminente arrivo del cane che sta già rimorchiando il primo infortunato e che, raggiunto anche il conduttore, rimorchierà tutte le persone a riva. Durante le fasi di avvicinamento ai naufraghi il cane è comunque addestrato, nel caso dovesse giungere in anticipo sulle manovre del suo conduttore, a tenersi a debita distanza ed a non intralciare con le zampe le operazioni (come invece farebbe un qualsiasi cane in acqua privo di addestramento specifico); anche il ritorno a riva avviene in automatico, in quanto il cane per istinto sceglie la direzione più conveniente (e non il percorso all'apparenza più breve ma più difficoltoso, come farebbe una persona) in base alle correnti presenti in zona per cui il conduttore non si deve preoccupare di dirigere il cane, ma dedicarsi interamente al controllo delle persone salvate. Dall'esercizio base si sviluppano molte varianti, a seconda delle necessità operative del momento, che risulterebbero estremamente difficoltose (se non impossibili) ad un semplice bagnino di salvataggio: ad esempio è possibile effettuare già in acqua la respirazione artificiale di un asfittico, per risparmiare minuti preziosi nel tentativo di rianimazione, oppure dirigere il cane da solo e legato con una cima al recupero di un salvagente lanciato ai malcapitati (in presenza di forte corrente). Rimane il fatto che solo chi riesce ad instaurare un ottimo rapporto con il proprio cane, un feeling ed una intesa particolare, potrà ottenere i massimi risultati. Basta osservare all'opera una unità cinofila esperta e ben addestrata, per capire il magnifico rapporto che intercorre tra loro: gli ordini quasi non si sentono, si riesce ad ascoltare solo alcuni bisbigli, ma si vedono gli sguardi che si incrociano, intensi di significato, che solamente loro decifrano e trasformano in movimenti decisi e sicuri verso l'azione di soccorso. Per raggiungere questi risultati è necessario che ogni conduttore diventi il miglior amico del proprio cane, visto che il cane lo è già (il miglior amico dell'uomo...). Corrado Gamberini
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