LE NOSTRE POSIZIONI CONTRO L'ORDINANZA DEL MINISTRO SIRCHIA

Con la presente manifestiamo il nostro più vivo dissenso nei confronti dell'ordinanza del 9 settembre 2003 in materia di cani potenzialmente pericolosi e ne contestiamo contenuto e disposizioni. 
In una materia delicata come quella trattata dall'ordinanza in oggetto, le scelte operate dal Ministro appaiono quanto mai superficiali ed inadeguate. L'identificazione delle cosiddette "razze pericolose" nei gruppi 1 e 2 della classificazione FCI da' adito a più d'una perplessità, in quanto in tali gruppi rientrano non poche razze che di aggressivo hanno davvero ben poco ed anche senza voler, in questa sede, entrare nel merito della questione "pericolosità", non riusciamo a capire quali criteri siano stati seguiti nel bollare alcune razze come potenzialmente pericolose, senza neppure aver consultato un comitato di esperti, senza avere a disposizione dati statistici seri e senza aver svolto indagini preventive e cognitive per affrontare la problematica in maniera seria e consapevole. 
La soluzione proposta dal Ministro per evitare aggressioni da parte di cani, consistente nell'estendere l'ambito applicativo dell'art. 83 comma I lett. c), d) del regolamento di polizia veterinaria approvato con DPR 08/02/54 Nr. 320, ad un più vasto ambito, suscita perplessità anche maggiori. 
Considerato, innanzitutto, che tale norma disciplina le azioni che i sindaci devono adottare nell'ambito della profilassi della rabbia, ci chiediamo quale valore giuridico abbia l'articolo 2 primo capoverso dell'ordinanza ministeriale, ordinanza che, per definizione, non ha il potere di derogare ne' di ampliare il dettato delle leggi dello stato. Anche a prescindere da questioni di stampo prettamente giuridico, contestiamo l'efficacia dello strumento repressivo adottato dal Ministro. 
Altre misure preventive, in primo luogo la diffusione di corsi di educazione per proprietari e cani, l'introduzione del cosiddetto "patentino" sortirebbero esiti migliori e di sicuro duraturi. Vogliamo inoltre evidenziare che l'obbligo di stipulare apposita polizza assicurativa come previsto dall'art. 3 dell'ordinanza sia non solo esso pure uno strumento di prevenzione inadeguato, ma soprattutto comporta il rischio di speculazioni da parte delle compagnie di assicurazione e costituisce una possibile fonte di vessazione nei confronti dei cittadini italiani possessori di cani. 
Da ultimo, con riferimento all'addestramento "inteso ad esaltare la naturale aggressività" troviamo inaccettabile che tale argomento sia affrontato con tanta leggerezza nell'ordinanza. In mancanza di chiarimenti riguardo cosa si intenda per "addestramento che esalta la naturale aggressività", il disposto dell''ordinanza getta un ombra sinistra sul mondo della cinofilia sportiva, cui ci opponiamo strenuamente. 
Riteniamo urgentissimo che il Ministro riconosca la fondamentale differenza tra attività sportive cinofile, diffuse e praticate in tutto il mondo civile, e addestramenti clandestini e senza regole, riconoscendo alle prime tutto il loro valore, e mettendo al bando i secondi. 

Invitiamo pertanto il Ministro a revocare quanto prima questo provvedimento ed a farsi promotore di una legge seria, che tenga conto sia della sicurezza pubblica che dei diritti dei cittadini proprietari di cani, ed anche e soprattutto dei diritti dei nostri animali. 

LETTERA
da firmare e inviare tramite mail a: s.tomolillo@sanita.it

 

COMUNICATO STAMPA DELL'ENCI
ELENCO RAZZE SOGGETTE A RESTRIZIONI
TESTO INTEGRALE DELL'ORDINANZA SIRCHIA