Aveva infatti una bella testa mediolinea, con occhi ottimi per forma e
colore e con buone orecchie di media grandezza, ben inserite e ben portate.
Poteva forse avere una genealogia un po’ disordinata, ma c’era da
considerare che Panja, essendo il frutto d’una lunga selezione in stretta
consanguineità, doveva essere in grado di rivelarsi dominante anche a
livello di tipo. E in ogni caso – ripeto – la stessa Picci metteva sulla
bilancia un’eccellente tipicità. Non restava
dunque che attenderne il calore!
IN VIAGGIO PER CHARLEROI: Quando Picci
fu pronta per l’accoppiamento, verso la fine di febbraio del 1996, io ero
appena uscito da una lunga convalescenza in clinica, a seguito d’un grave
infarto. Tuttavia, neanche mi sfiorò l’idea di tutelare la salute
rinunciando a una nuova, appassionante trasferta cinofila e al piacere di
rivedere Panja. E poiché il mio amico, anche per pochi giorni, non si
privava volentieri di una compagnia femminile, si unì a noi la sua
fidanzata di scorta, visto che quella ufficiale era poco idonea a trasferte
sportive. Lo
spericolato terzetto partì all’alba, incurante dei bollettini
radiotelevisivi che raccomandavano di non mettersi in viaggio, giacché
proprio in quei giorni tutta l’Europa era bloccata da una morsa di gelo.
Il viaggio non fu agevole, soprattutto nell’ultimo tratto, in cui le
strade erano nastri di ghiaccio stretti tra alte pareti di neve. In qualche
modo si arrivò comunque a destinazione per l’ora di cena, come previsto,
in tempo per un primo accoppiamento.
ANCHE IL SECONDO PROGETTO PONE QUALCHE PROBLEMA… Non fummo
esattamente soddisfatti nel constatare che Picci neppure si sognava di
accettare le pronte attenzioni di Panja, anzi reagiva con insospettabile
energia. Pensammo fosse stressata dal viaggio e rimandammo lo sposalizio al
mattino dopo. Intanto, nei consueti convenevoli, potemmo apprezzare lo
straordinario carattere di Panja, un cane forte ma sicuro di sé e
completamente socievole con gli estranei, vivace, allegrissimo, con un
comportamento quasi clownesco. Visitammo
anche il canile dei Raemaekers. Un ricordo che è tuttora un incubo.
Debilitato, stanco per il viaggio, esposto a un intenso gelo che metteva di
nuovo a repentaglio le mie funzioni cardiache, mi ritrovai, davanti ai box,
a pattinare su lastre di ghiaccio tutte ricoperte da escrementi canini.
L’inconveniente era per me particolarmente grave perché, non ricordo a
causa di quale malanno al piede destro, calzavo una leggera pantofola,
estremamente scivolosa sul ghiaccio e su tutta quella cacca, dove mi reggevo
in piedi a stento solo per il fermo sostegno del mio premuroso amico. E’
superfluo precisare che non fummo in grado di apprezzare gli abitanti di
quel canile e che ben volentieri andammo al più presto a prendere alloggio
per la notte. La quale
notte non fu così Serena come avrebbe voluto il nome della nostra seducente
compagna di viaggio! Eravamo terrorizzati, infatti, al pensiero che la
cagna, portata alla monta a mille chilometri da casa, tra disagi d’ogni
tipo, non fosse nei suoi giorni d’estro. La mattina
seguente ci precipitammo subito da Panja, ansioso come e più di noi circa
la disponibilità della promessa sposa: essa, però, si dimostrò sempre più
riottosa e aggressiva, almeno quanto la frigida Tippi Hedren – nel film Marnie
– nei confronti dell’innamoratissimo Sean Connery. Allarmati, si
corse da un veterinario, il quale, compiuti gli appositi esami, confermò
invece che per Picci quello era proprio il giorno più fertile. Confortati,
tornammo a casa certi del successo. La cagna però non doveva aver capito
bene quel che le aveva spiegato il dottore e continuò a rivoltarsi con
crescente vigore. Vidi un lampo di disperazione e rassegnazione passare
negli occhi del mio amico, che crollò su una sedia, ormai sicuro d’aver
fatto un secondo viaggio a vuoto. Seppe però reagire all’improvviso con
virile e furente determinazione: placcò la cagna, la bloccò completamente,
con qualche altra mano le spostò la coda e, per fortuna, Panja si dimostrò
uno di quei rari stalloni che coprono con disinvoltura anche una femmina
immobile e legata come un salame. Era fatta! Bisogna
aggiungere, per precisione filologica, che Saronni si era semplicemente
dimenticato d’informarci del trascurabile dettaglio che Picci era una di
quelle cagne che non accettano mai il maschio.
NASCE UNA BELLA CUCCIOLATA: Il 25 aprile
1996 nacque una bella cucciolata di quattro maschi e tre femmine di Casa
Colomba. Il grande Panja e l’umile Picci avevano lavorato bene: tutti
sette i loro figli – caso eccezionale – avrebbero poi meritato almeno un
eccellente in esposizione. Delle
femmine, la più bella era probabilmente Mamerluà, ma la completa apatia
sul ring non le permise di andare al di là di qualche eccellente. Margot,
dotata di un carattere formidabile, si laureò campionessa italiana con
estrema facilità, ma la pigrizia
del proprietario non ci consentì mai di confrontarla nelle grandi
esposizioni francesi, né di provarla in riproduzione. Malvina, infine, fu
destinata a un’onorevole carriera di agility e si guadagnò anch’essa
qualche eccellente in esposizione. Dei maschi,
solo uno, di cui non rammento il nome, era un piccolo eccellente.
Degli altri, Malpelo (detto Ferro) ebbe una fulminea carriera che lo
condusse subito al campionato italiano. Il suo proprietario era un
appassionato agilitista ma non amava le esposizioni. Non ci seguì
mai all’estero, né mai ci volle affidare il bel cane. La nascita d’una
figlia lo distolse anche dall’addestramento. Ferro è morto prematuramente
da pochi mesi. Quanto a Messaggero (detto Mal), anch’egli in mano a un
proprietario demotivato, condusse una carriera espositiva pressoché nulla.
Le saltuarie presentazioni non gli impedirono tuttavia alcuni brillanti
successi, tra i quali spicca il primo eccellente in libera e miglior maschio
al Campionato Sociale del 2000, a Torino/Rivoli, giudice lo specialista
belga Abel Renard. Mal è forse l’unico cane che abbia mai diviso i miei
giudizi da quelli di Maurizio. Io ne apprezzavo, come Renard, “l’eccellente
testa cesellata ed espressiva con buona maschera e buoni occhi”, le
“eccellenti piccole orecchie ben inserite”, la bella costruzione,
l’ottimo movimento, il magnifico colore. Maurizio non ne sopportava lo
stop fluido e allungato e soprattutto la posizione troppo laterale degli
occhi; il tipo, insomma. Non resta che parlare di Melampo. Fu
lui ad essere prescelto, allo svezzamento, per diventare quel compagno di
vita quotidiana e di carriera agonistica che Maurizio, con me, aveva
progettato e perseguito con tenacia, e che avrebbe poi largamente superato
le più rosee aspettative, ricompensandoci ampiamente di tutte le fatiche e
di tutte le difficoltà affrontate per farlo nascere.
LA CARRIERA DI LAMPO IN ESPOSIZIONE: Lampo
confermò presto le qualità estetiche e caratteriali che ne avevano
suggerito la scelta allo svezzamento e diventò un bel cane, armonioso,
robusto e compatto, cui mancavano solo un paio di centimetri di statura. La
magnifica testa, tipica ed espressiva, con occhi ideali per forma e colore e
con piccole orecchie ben inserite e ben portate, peccava solo per la canna
nasale un po’ corta e per il cranio un po’ largo. Se non possedeva la
straordinaria classe del padre – che aveva una testa più lunga, una
statura ideale, un garrese più rilevato e un colore più acceso – colla
maturità sarebbe però pervenuto ad assomigliargli molto. Il
debutto di Lampo in esposizione fu folgorante, degno del suo nome. Il giorno
stesso in cui compiva nove mesi, il 25 gennaio 1997, fu primo eccellente in
giovani e migliore di razza all’internazionale di Milano, giudicato da
Bernini. A poco più di tredici mesi, il 1° giugno dello stesso anno, a
Reggio Emilia, superò brillantemente il CAL2 (giudice Mezzetti), pur senza
una particolare preparazione specifica. Una brillante serie di risultati in
classe giovani (quasi sempre migliore di razza) spinse il mio amico a
iscrivere il cane in classe lavoro alla Spéciale d’élevage
francese, che quell’anno, il 23 e 24 agosto, si disputava per la prima
volta a Saint-Denis-de-l’Hôtel. Lampo non aveva ancora compiuto il suo
sedicesimo mese di vita e io non avrei mai rischiato un cane così giovane
nella massima manifestazione mondiale. Quando, poi, lo vidi schierato tra
bellissimi avversari che lo sovrastavano per statura e per massa, fui colto
da una crisi di panico, rifiutai di presentarlo, cercai di convincere
Maurizio a ritirarlo e infine, quando gli fu trovato un nuovo handler,
scappai lontano per non assistere a quella che pronosticavo un’inevitabile
disfatta da cui ricavare, nella migliore delle ipotesi, un molto buono!
Una vera crisi da stress agonistico, visto che, quando ritrovai gli amici,
seppi che Lampo s’era piazzato terzo eccellente dietro due soggetti di
punta come s.r.Ch. Gambler du Buis d’Aps e R.E. Icare de la Terre Aiméè,
nella loro piena maturità! Questo il giudizio della specialista francese
Berton-Sarlat: “E’
un soggetto fulvo carbonato, potente senza eccesso, di tipo rustico, di
taglia medio-piccola, l’insieme è ben compatto ma sembrerebbe un po’
basso sugli arti. Ha una buona testa mediolinea, cesellata, ben mascherata,
con eccellenti occhi scuri, piccole orecchie ben portate su un cranio piatto
ma un po’ largo che presenta qualche ruga e zigomatici sottolineati, lo
stop è un nonnulla marcato e il parallelismo eccellente. Dentatura completa
a tenaglia giusta. Buona inclinazione dell’incollatura su un corpo corto
dalla bella silhouette, dal dorso robusto e dall’eccellente torace ben
sviluppato. Le spalle sono giuste, buone le angolazioni posteriori. Buona
ossatura e buoni appiombi. Apre un po’ le spalle in movimento, la coda a
falcetto si rivela un po’ allegra durante il trotto, che è radente e ben
sostenuto. Si presenta perfettamente ed esteriorizza una bella espressione
calma e vigilante”. Forte
del suo cartellino di eccellente, la domenica mattina il nostro giovane e
piccolo eroe superò senza problemi il test di carattere e, nel pomeriggio,
si guadagnò precocemente quel titolo di soggetto raccomandato dal
Club Français du Chien de Berger Belge che rappresenta il riconoscimento più
ambito per un cane della nostra razza! In
seguito, Lampo si aggiudicò rapidamente i titoli di Campione Italiano e di
Campione Sociale; inoltre ottenne CACIB e titolo di Campione Europeo
all’Esposizione Internazionale di Genova, 23/25 aprile 1998, giudice lo
specialista belga Deschuymère. Il 14 novembre dello stesso anno, a
Torino/Rivoli, giudice De Martini, superò con la consueta facilità il test
RCI/CACIB, che gli consentirebbe l’accesso al Campionato Internazionale,
titolo per il quale ancora gli manca un CACIB all’estero. Ma
la più importante vittoria di Lampo è stata quella conquistata al
Campionato Sociale di Torino/Rivoli nel 2001 (ad oggi la sua ultima
presentazione), giudicato da Yves Dambrain, massimo specialista mondiale.
Nell’occasione, dapprima ha dominato una bella classe di quattro campioni
italiani, precedendo, nell’ordine, suo fratello Malpelo, s.r.Ch.It.Int.
Oparin dell’Alta Via e s.r.Ch.It.Int.Soc. Mendel de la Terre Aimée, e ha
poi piegato il bel cane francese s.r. Mozart de la Terre Aimée per il
titolo di miglior maschio, prima di cedere, per il migliore di razza, alla
magnifica femmina Yoda de Romanin (una figlia di R.E. Maubray du Maugré). L’unica
delusione, in una così brillante carriera (pur molto ridotta a causa degli
impegni agonistici in agility e obedience) è stata quella di aver mancato
la selezione belga: dopo aver superato brillantemente – ancora una volta
senza grande preparazione specifica – il severissimo test di carattere,
che comprende anche un duro attacco sul costume, Lampo non passò la
selezione morfologica a causa della dentatura a tenaglia, un po’ giusta.
Da notare che il giudice che s’impuntò per negargli la selezione era
quello stesso Deschuymère che un paio d’anni prima, a Genova, lo aveva
proclamato campione europeo!
LA CARRIERA SPORTIVA DI LAMPO: Pur
conseguendo eccellenti risultati, Lampo ha disputato una carriera espositiva
molto ridotta perché – già prima di nascere! – era stato destinato
soprattutto alle competizioni sportive. In previsione
della fase di addestramento, Maurizio – che si autodefinisce mediocre come
agonista, abbastanza bravo come addestratore, ma eccellente nello stabilire
un rapporto col cane – si dedicò subito a questa prima, delicata fase di
relazione. Lampo ne fu evidentemente avvantaggiato, il suo addestramento per
l’agility fu rapido, nonostante l’inesperienza specifica del padrone, e
la carriera brillante e veloce. Avrebbe potuto accedere al terzo grado
ancora molto più in fretta di quanto non abbia fatto, ma sovente il podio
decisivo fu mancato per l’eccessiva emotività del conduttore. In terzo
grado il nostro binomio ottenne diversi brillanti risultati ma non riuscì a
issarsi ai vertici assoluti e a conquistare la nazionale, più per difetti
del conduttore che per limiti del cane, di per sé forse in grado di quasi
eguagliare la celebre Tervueren Miura dell’Alta Via, di lui tuttavia un
po’ più veloce. Nel
frattempo, Maurizio iniziò ad appassionarsi all’obedience, specialità in
cui il binomio trovò subito grande affiatamento, riuscendo ad esprimersi ad
altissimi livelli in un tempo incredibilmente breve. Lampo fu quasi subito
in terzo grado – che allora si chiamava classe élite – e nel giugno del
1999 già faceva parte della squadra italiana al Campionato Europeo di
Nizza. Sempre in difesa dei colori italiani, ha poi partecipato ai
Campionati Mondiali di Milano, giugno 2000, di Oporto, luglio 2001, e di
Amsterdam, luglio 2002, dove fu l’unico cane italiano a qualificarsi
eccellente. Ha riportato il suo primo CACIOB a Pandino, il 28 luglio 2002,
giudice Frixione, e il CACO al Challenge Marcel Racque nell’ambito dell’Exposition
de Championnat Bergers Belges, Orleans, 25 agosto 2002, giudice Herve. La sua
carriera è in pieno svolgimento e speriamo, facendo debiti scongiuri, che
possa essere il primo Pastore Belga a laurearsi Campione Italiano di
obedience.
LAMPO RIPRODUTTORE: Nonostante le
sue grandi qualità, Lampo non è mai stato richiesto in riproduzione. Ha
avuto la sua prima cucciolata solo da pochi mesi, nel suo allevamento
d’origine, accoppiato con la bella Malines de la Terre Aimée, figlia di
s.r. Quoran van Balderlo e nipote, in linea materna, di R.E. Maubray du
Maugré. Il 25 aprile 2002 – lo stesso giorno della nascita di Lampo –
sono nati sette maschi e una sola femmina. E’ prematuro giudicarli, ma
alcuni maschi sembrano di alto livello morfologico e quasi tutta la
cucciolata ha un magnifico carattere. Uno dei maschi, Tintin di Casa
Colomba, ha raggiunto il padre a casa Romanoni ed è già in fase avanzata
di preparazione per gareggiare in obedience. Successivamente
Lampo ha coperto una femmina da lavoro di allevamento francese.
Abbiamo aderito all’accoppiamento per la grande passione dimostrata dai
simpaticissimi proprietari della cagna e per il meraviglioso carattere di
quella femmina, peraltro di taglia eccessiva e di insufficiente tipicità,
caratteristiche consuete nelle cosiddette linee da lavoro. Sono nati
due maschi e sette femmine che, com’era logico attendersi, già dimostrano
un carattere sensazionale. E’ più che mai prematuro dirlo, ma due o tre
femmine sembrano anche di buon tipo. Lampo è
atteso da due monte all’estero: una in Francia, su una figlia di s.r.
Mozart de la Terre Aimée, e una in Belgio, su Rubis de Romanin, figlia di
un fratello di cucciolata di Panja.
CONCLUSIONE: Il magnifico
cane di cui vi ho raccontato la storia è la concreta dimostrazione del
fatto che con esperienza e passione, con fatica e sacrifici e, beninteso,
con un po’ di fortuna, si possono produrre soggetti di alto livello sia
morfologico, sia caratteriale. Mi piacerebbe
che un cane come Lampo riuscisse a convertire anche un solo appassionato
dell’addestramento all’amore per il bel cane, e vorrei che almeno un
lettore capisse quanto sia assurdo che una moltitudine di soggetti iscritti
nei libri genealogici della razza non abbiano in comune col Malinois che una
qualche somiglianza cromatica. E’
contraddittorio dedicarsi ai Pastori Belgi se si è indifferenti alla
bellezza della loro testa e alla nobiltà della loro espressione. Il loro
sguardo ha un incomparabile accento d’intelligenza e i loro occhi hanno
una profondità che rivela un’anima eletta, perché “quanto più
elevata è l’organizzazione di un essere vivente, tanto più
l’espressione della forma si concentra nella testa, come il polo guida
dell’organismo”. (Giuseppe Sermonti, Dimenticare Darwin – Ombre
sull’evoluzione, Rusconi, Milano, 1999) Il Pastore
Belga – ne sono certo – si colloca ai vertici della più elevata
organizzazione nell’ambito delle razze canine.
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