Questa è la storia del Malinois Melampo di Casa Colomba, che il suo proprietario, Maurizio Romanoni, chiama familiarmente Lampo. E’ una storia che merita d’essere raccontata, perché Lampo è un grande cane e un grande campione.
Se in bellezza non è stato, forse, un fuoriclasse assoluto, resta comunque un magnifico soggetto che ha saputo conquistare quasi tutti i titoli più prestigiosi.
Di carattere forte e perfettamente equilibrato, ha superato con estrema facilità tutti i test cui è stato sottoposto, compreso quello, estremamente severo, della selezione belga; è uno dei Pastori Belgi italiani più bravi in agility, specialità in cui ha gareggiato da giovane, pervenendo rapidamente al terzo livello; in obedience è uno dei tre o quattro più forti cani italiani di tutte le razze e difende i colori della nostra nazionale.
Complessivamente, è uno dei Malinois della sua generazione più completi al  mondo, e corrisponde perfettamente ai requisiti richiesti dallo standard, sia per la morfologia, sia per il carattere. Rappresenta quindi un importante patrimonio genetico per l’allevamento italiano.
Ma la sua più alta qualità – un po’ di  retorica è inevitabile – è quella d’essere un impareggiabile amico nella vita quotidiana del suo proprietario, che ha fortemente desiderato un cane come questo e ha strettamente collaborato con me nel progettarlo e nel produrlo. Vi racconto come.

PROLOGO:
Il mio partner d’allevamento Maurizio Romanoni è proverbialmente infedele in amore, poliedrico nelle amicizie, discontinuo negli  hobby. E’ costante solo nella sua passione per il Malinois. Ma non del tutto.

Una dozzina d’anni or sono, infatti, attraversò una strana crisi d’invecchiamento precoce e decise ch’eraormai giunta l’ora d’atteggiarsi a gentiluomo di campagna di mezza età, seduto in poltrona accanto al camino acceso, con la pipa in bocca, un libro in mano e un sonnacchioso retriever acciambellato ai suoi piedi. Pertanto cercò una fidanzata che sembrasse una vecchia zia, acquistò della legna per il fuoco, qualche volume per la lettura, alcune pipe inglesi e soprattutto il Labrador Miele.
Il nome dell’infelice cane ne suggerisce bene il colore, ma è perfettamente antifrastico rispetto al cumulo di amarezze che avrebbe procurato al suo proprietario, afflitto com’era da ogni possibile malanno, compreso – io credo – il famoso ginocchio della lavandaia di jeromiana memoria.
Fatto si è che, per un certo tempo, Casa Colomba, i suoi Tervueren e i suoi Malinois furono del tutto trascurati da Maurizio, ormai dedito a inseguire per i ring le gonne scozzesi delle espositrici di Labrador. (Le proprietarie di Labrador sono tutte bionde camomilla e tutte indossano soltanto gonne scozzesi.)
Ben presto, però, Maurizio fu deluso dalla nuova razza. Tornò a credersi diciottenne – afflitto da una sindrome di Peter Pan tuttora perdurante – e fu colto da un irrefrenabile raptus per l’agility. Per affrontare la nuova disciplina avrebbe avuto bisogno di un Malinois. Nel frattempo, però, anch’io avevo tralasciato la varietà a pelo corto, forse per ripicca, in quanto retaggio specifico dell’amico traditore. Sicché, non avevamo più nessuna fattrice per produrre quel cane che adesso ci sarebbe servito.


FALLISCE IL PRIMO PROGETTO:
Ci rivolgemmo allora a un’allevatrice di Malinois delle linee da lavoro, che possedeva una bella femmina, bene in tipo. La cagna ci fu sportivamente imprestata e decidemmo di condurla alla monta di R.E. Maubray du Maugré, di gran lunga il miglior riproduttore del momento. Purtroppo la proprietaria di Bea non s’era accorta che la cagna, lungi dall’essere in calore, era bensì affetta da un’emorragia vaginale. Neppure noi due (esperti allevatori!) ce ne accorgemmo, e nemmeno quella provetta allevatrice ch’era la proprietaria dello stallone prescelto. Il quale solo capì la situazione e non s’invaghì affatto della pur bella fidanzata che gli avevamo proposto. La diagnosi di Maubray fu confermata da un veterinario parigino e la prognosi, ahimè, fu infausta. La povera Bea, come l’eroina d’un romanzo dell’ottocento, morì di lì a poco, lasciando la padrona in lacrime, e noi senza l’ombra d’un progetto.


L’INCONTRO CON PANJA:

Alcuni mesi dopo, nell’agosto del 1995, ci recammo alla consueta Spéciale d’élevage francese, disputata, all’epoca, nei dintorni di Chartres, sublime città che ogni anno ci deliziava con le meraviglie della sua celebre cattedrale gotica.In esposizione fummo folgorati, già prima dei giudizi, da uno strepitoso maschio Malinois di allevamento belga: si trattava di s.r.Ch. Panja de Romanin (R.E. Iago du Maugré x Kaya du Maugré), nato nel 1991 dallo stesso accoppiamento che nel 1988 aveva dato R.E. Maubray du Maugré. Tra le due date, Yves Dambrain aveva cessato l’allevamento e aveva ceduto Kaya alla famiglia Raemaekers, titolare dell’affisso de Romanin.Panja era un meraviglioso soggetto di media taglia, con un mantello perfetto per tessitura e colore, una magnifica struttura compatta, una testa asciutta e mediolinea che incarnava il nostro tipo ideale, con piccolissime orecchie, forse un po’ arrotondate in punta, e bellissimi occhi d’intensa espressione che esternavano una grande intelligenza e un magnifico carattere. Il dottor Yves Surget non condivise il nostro entusiasmo e relegò Panja in terza posizione (classe lavoro), pur giudicandolo positivamente:

“Di taglia media e di bell’insieme, è un fulvo molto caldo e ben carbonato, dall’eccellente testa mediolinea ben cesellata,  con maschera molto alta, ottimi occhi scuri che guadagnerebbero ad essere più a mandorla, eccellenti piccolissime orecchie prototipiche, ben portate su un cranio con arcate zigomatiche sottolineate, ma con eccellente stop ed eccellente parallelismo. 
La dentatura è completa a tenaglia. Una bella incollatura si sposa a un dorso robusto, con un garrese perfettamente disegnato  e una buona groppa. Il torace è alto, ampio e profondo, ma la linea inferiore è un po’ carica. Ottime angolazioni e bella compattezza generale, con un’eccellente ossatura forte che determina eccellenti appiombi con piccoli piedi da gatto. Bellissima presentazione vivace e buona espressione da pastore. Eccellente coda ben portata. In movimento il cane dondola mentre, peraltro, gli arti si muovono in piani ben paralleli.”    
Non ci curammo affatto del declassamento subìto da Panja ad opera del grande Surget. Il padre del futuro cucciolo era scelto, non restava che trovargli una moglie.

NELLA SCELTA DELLA MADRE C’ENTRA UN PO’ DI MAGIA:

Pochissimi giorni dopo il ritorno dalla Francia, in preda a viva eccitazione telefonai a Maurizio per dirgli che Umberto Saronni – m’era venuto in mente all’improvviso – doveva avere in canile una bella femmina che avrebbe potuto risolvere il nostro problema. Infatti, mi pareva di ricordare che la sua sola pecca fosse il colore tendente al grigio, ciò che per il Malinois, diversamente dal Tervueren, era un vero difetto. Ma la tonalità del colore di fondo non rappresentava – in riproduzione - che un problema secondario, dal momento che il fulvo è dominante rispetto al sable. In questo caso, poi, il maschio prescelto era d’un colore molto acceso, ciò che avrebbe certamente evitato qualsiasi inconveniente.
Maurizio mi disse di non conoscere la cagna e, poiché Umberto si rese disponibile a metterla amichevolmente a nostra disposizione, ci recammo presso di lui a verificarne le qualità. Con grande stupore ci rendemmo conto del fatto che neppure io potevo essere al corrente dell’esistenza  di quella femmina: infatti, a causa del colore difettoso non era mai stata esposta e, d’altra parte, io non m’ero più recato in quel canile da almeno dieci anni! Dovevo dunque aver avuto una sorta di precognizione, o aver sognato, per saper descrivere una cagna che non avevo mai visto, e di cui nessuno m’aveva mai parlato!

Comunque fosse, Picci di Casa Saronni si rivelò, effettivamente, una bella femmina di taglia media, di buon carattere e soprattutto di eccellente tipo belga.
Aveva infatti una bella testa mediolinea, con occhi ottimi per forma e colore e con buone orecchie di media grandezza, ben inserite e ben portate. Poteva forse avere una genealogia un po’ disordinata, ma c’era da considerare che Panja, essendo il frutto d’una lunga selezione in stretta consanguineità, doveva essere in grado di rivelarsi dominante anche a livello di tipo. E in ogni caso – ripeto – la stessa Picci metteva sulla bilancia un’eccellente tipicità.
Non restava dunque che attenderne il calore!

IN VIAGGIO PER CHARLEROI:
Quando Picci fu pronta per l’accoppiamento, verso la fine di febbraio del 1996, io ero appena uscito da una lunga convalescenza in clinica, a seguito d’un grave infarto. Tuttavia, neanche mi sfiorò l’idea di tutelare la salute rinunciando a una nuova, appassionante trasferta cinofila e al piacere di rivedere Panja. E poiché il mio amico, anche per pochi giorni, non si privava volentieri di una compagnia femminile, si unì a noi la sua fidanzata di scorta, visto che quella ufficiale era poco idonea a trasferte sportive.
Lo spericolato terzetto partì all’alba, incurante dei bollettini radiotelevisivi che raccomandavano di non mettersi in viaggio, giacché proprio in quei giorni tutta l’Europa era bloccata da una morsa di gelo. Il viaggio non fu agevole, soprattutto nell’ultimo tratto, in cui le strade erano nastri di ghiaccio stretti tra alte pareti di neve. In qualche modo si arrivò comunque a destinazione per l’ora di cena, come previsto, in tempo per un primo accoppiamento.

ANCHE IL SECONDO PROGETTO PONE QUALCHE PROBLEMA…
Non fummo esattamente soddisfatti nel constatare che Picci neppure si sognava di accettare le pronte attenzioni di Panja, anzi reagiva con insospettabile energia. Pensammo fosse stressata dal viaggio e rimandammo lo sposalizio al mattino dopo. Intanto, nei consueti convenevoli, potemmo apprezzare lo straordinario carattere di Panja, un cane forte ma sicuro di sé e completamente socievole con gli estranei, vivace, allegrissimo, con un comportamento quasi clownesco.
Visitammo anche il canile dei Raemaekers. Un ricordo che è tuttora un incubo. Debilitato, stanco per il viaggio, esposto a un intenso gelo che metteva di nuovo a repentaglio le mie funzioni cardiache, mi ritrovai, davanti ai box, a pattinare su lastre di ghiaccio tutte ricoperte da escrementi canini. L’inconveniente era per me particolarmente grave perché, non ricordo a causa di quale malanno al piede destro, calzavo una leggera pantofola, estremamente scivolosa sul ghiaccio e su tutta quella cacca, dove mi reggevo in piedi a stento solo per il fermo sostegno del mio premuroso amico. E’ superfluo precisare che non fummo in grado di apprezzare gli abitanti di quel canile e che ben volentieri andammo al più presto a prendere alloggio per la notte.
La quale notte non fu così Serena come avrebbe voluto il nome della nostra seducente compagna di viaggio! Eravamo terrorizzati, infatti, al pensiero che la cagna, portata alla monta a mille chilometri da casa, tra disagi d’ogni tipo, non fosse nei suoi giorni d’estro.
La mattina seguente ci precipitammo subito da Panja, ansioso come e più di noi circa la disponibilità della promessa sposa: essa, però, si dimostrò sempre più riottosa e aggressiva, almeno quanto la frigida Tippi Hedren – nel film Marnie – nei confronti dell’innamoratissimo Sean Connery.
Allarmati, si corse da un veterinario, il quale, compiuti gli appositi esami, confermò invece che per Picci quello era proprio il giorno più fertile. Confortati, tornammo a casa certi del successo. La cagna però non doveva aver capito bene quel che le aveva spiegato il dottore e continuò a rivoltarsi con crescente vigore. Vidi un lampo di disperazione e rassegnazione passare negli occhi del mio amico, che crollò su una sedia, ormai sicuro d’aver fatto un secondo viaggio a vuoto. Seppe però reagire all’improvviso con virile e furente determinazione: placcò la cagna, la bloccò completamente, con qualche altra mano le spostò la coda e, per fortuna, Panja si dimostrò uno di quei rari stalloni che coprono con disinvoltura anche una femmina immobile e legata come un salame. Era fatta!
Bisogna aggiungere, per precisione filologica, che Saronni si era semplicemente dimenticato d’informarci del trascurabile dettaglio che Picci era una di quelle cagne che non accettano mai il maschio. 

NASCE UNA BELLA CUCCIOLATA:
Il 25 aprile 1996 nacque una bella cucciolata di quattro maschi e tre femmine di Casa Colomba. Il grande Panja e l’umile Picci avevano lavorato bene: tutti sette i loro figli – caso eccezionale – avrebbero poi meritato almeno un eccellente in esposizione.
Delle femmine, la più bella era probabilmente Mamerluà, ma la completa apatia sul ring non le permise di andare al di là di qualche eccellente. Margot, dotata di un carattere formidabile, si laureò campionessa italiana con estrema facilità, ma la  pigrizia del proprietario non ci consentì mai di confrontarla nelle grandi esposizioni francesi, né di provarla in riproduzione. Malvina, infine, fu destinata a un’onorevole carriera di agility e si guadagnò anch’essa qualche eccellente in esposizione.
Dei maschi, solo uno, di cui non rammento il nome, era un piccolo eccellente. Degli altri, Malpelo (detto Ferro) ebbe una fulminea carriera che lo condusse subito al campionato italiano. Il suo proprietario era un appassionato agilitista ma non amava le esposizioni. Non ci seguì mai all’estero, né mai ci volle affidare il bel cane. La nascita d’una figlia lo distolse anche dall’addestramento. Ferro è morto prematuramente da pochi mesi. Quanto a Messaggero (detto Mal), anch’egli in mano a un proprietario demotivato, condusse una carriera espositiva pressoché nulla. Le saltuarie presentazioni non gli impedirono tuttavia alcuni brillanti successi, tra i quali spicca il primo eccellente in libera e miglior maschio al Campionato Sociale del 2000, a Torino/Rivoli, giudice lo specialista belga Abel Renard. Mal è forse l’unico cane che abbia mai diviso i miei giudizi da quelli di Maurizio. Io ne apprezzavo, come Renard, “l’eccellente testa cesellata ed espressiva con buona maschera e buoni occhi”, le “eccellenti piccole orecchie ben inserite”, la bella costruzione, l’ottimo movimento, il magnifico colore. Maurizio non ne sopportava lo stop fluido e allungato e soprattutto la posizione troppo laterale degli occhi; il tipo, insomma.
Non resta che parlare di Melampo. Fu lui ad essere prescelto, allo svezzamento, per diventare quel compagno di vita quotidiana e di carriera agonistica che Maurizio, con me, aveva progettato e perseguito con tenacia, e che avrebbe poi largamente superato le più rosee aspettative, ricompensandoci ampiamente di tutte le fatiche e di tutte le difficoltà affrontate per farlo nascere.

LA CARRIERA DI LAMPO IN ESPOSIZIONE:
Lampo confermò presto le qualità estetiche e caratteriali che ne avevano suggerito la scelta allo svezzamento e diventò un bel cane, armonioso, robusto e compatto, cui mancavano solo un paio di centimetri di statura. La magnifica testa, tipica ed espressiva, con occhi ideali per forma e colore e con piccole orecchie ben inserite e ben portate, peccava solo per la canna nasale un po’ corta e per il cranio un po’ largo. Se non possedeva la straordinaria classe del padre – che aveva una testa più lunga, una statura ideale, un garrese più rilevato e un colore più acceso – colla maturità sarebbe però pervenuto ad assomigliargli molto.
Il debutto di Lampo in esposizione fu folgorante, degno del suo nome. Il giorno stesso in cui compiva nove mesi, il 25 gennaio 1997, fu primo eccellente in giovani e migliore di razza all’internazionale di Milano, giudicato da Bernini. A poco più di tredici mesi, il 1° giugno dello stesso anno, a Reggio Emilia, superò brillantemente il CAL2 (giudice Mezzetti), pur senza una particolare preparazione specifica. Una brillante serie di risultati in classe giovani (quasi sempre migliore di razza) spinse il mio amico a iscrivere il cane in classe lavoro alla Spéciale d’élevage francese, che quell’anno, il 23 e 24 agosto, si disputava per la prima volta a Saint-Denis-de-l’Hôtel. Lampo non aveva ancora compiuto il suo sedicesimo mese di vita e io non avrei mai rischiato un cane così giovane nella massima manifestazione mondiale. Quando, poi, lo vidi schierato tra bellissimi avversari che lo sovrastavano per statura e per massa, fui colto da una crisi di panico, rifiutai di presentarlo, cercai di convincere Maurizio a ritirarlo e infine, quando gli fu trovato un nuovo handler, scappai lontano per non assistere a quella che pronosticavo un’inevitabile disfatta da cui ricavare, nella migliore delle ipotesi, un molto buono! Una vera crisi da stress agonistico, visto che, quando ritrovai gli amici, seppi che Lampo s’era piazzato terzo eccellente dietro due soggetti di punta come s.r.Ch. Gambler du Buis d’Aps e R.E. Icare de la Terre Aiméè, nella loro piena maturità! Questo il giudizio della specialista francese Berton-Sarlat:
“E’ un soggetto fulvo carbonato, potente senza eccesso, di tipo rustico, di taglia medio-piccola, l’insieme è ben compatto ma sembrerebbe un po’ basso sugli arti. Ha una buona testa mediolinea, cesellata, ben mascherata, con eccellenti occhi scuri, piccole orecchie ben portate su un cranio piatto ma un po’ largo che presenta qualche ruga e zigomatici sottolineati, lo stop è un nonnulla marcato e il parallelismo eccellente. Dentatura completa a tenaglia giusta. Buona inclinazione dell’incollatura su un corpo corto dalla bella silhouette, dal dorso robusto e dall’eccellente torace ben sviluppato. Le spalle sono giuste, buone le angolazioni posteriori. Buona ossatura e buoni appiombi. Apre un po’ le spalle in movimento, la coda a falcetto si rivela un po’ allegra durante il trotto, che è radente e ben sostenuto. Si presenta perfettamente ed esteriorizza una bella espressione calma e vigilante”.

Forte del suo cartellino di eccellente, la domenica mattina il nostro giovane e piccolo eroe superò senza problemi il test di carattere e, nel pomeriggio, si guadagnò precocemente quel titolo di soggetto raccomandato dal Club Français du Chien de Berger Belge che rappresenta il riconoscimento più ambito per un cane della nostra razza!
In seguito, Lampo si aggiudicò rapidamente i titoli di Campione Italiano e di Campione Sociale; inoltre ottenne CACIB e titolo di Campione Europeo all’Esposizione Internazionale di Genova, 23/25 aprile 1998, giudice lo specialista belga Deschuymère. Il 14 novembre dello stesso anno, a Torino/Rivoli, giudice De Martini, superò con la consueta facilità il test RCI/CACIB, che gli consentirebbe l’accesso al Campionato Internazionale, titolo per il quale ancora gli manca un CACIB all’estero.
Ma la più importante vittoria di Lampo è stata quella conquistata al Campionato Sociale di Torino/Rivoli nel 2001 (ad oggi la sua ultima presentazione), giudicato da Yves Dambrain, massimo specialista mondiale. Nell’occasione, dapprima ha dominato una bella classe di quattro campioni italiani, precedendo, nell’ordine, suo fratello Malpelo, s.r.Ch.It.Int. Oparin dell’Alta Via e s.r.Ch.It.Int.Soc. Mendel de la Terre Aimée, e ha poi piegato il bel cane francese s.r. Mozart de la Terre Aimée per il titolo di miglior maschio, prima di cedere, per il migliore di razza, alla magnifica femmina Yoda de Romanin (una figlia di R.E. Maubray du Maugré).
L’unica delusione, in una così brillante carriera (pur molto ridotta a causa degli impegni agonistici in agility e obedience) è stata quella di aver mancato la selezione belga: dopo aver superato brillantemente – ancora una volta senza grande preparazione specifica – il severissimo test di carattere, che comprende anche un duro attacco sul costume, Lampo non passò la selezione morfologica a causa della dentatura a tenaglia, un po’ giusta. Da notare che il giudice che s’impuntò per negargli la selezione era quello stesso Deschuymère che un paio d’anni prima, a Genova, lo aveva proclamato campione europeo!

LA CARRIERA SPORTIVA DI LAMPO:
Pur conseguendo eccellenti risultati, Lampo ha disputato una carriera espositiva molto ridotta perché – già prima di nascere! – era stato destinato soprattutto alle competizioni sportive.
In previsione della fase di addestramento, Maurizio – che si autodefinisce mediocre come agonista, abbastanza bravo come addestratore, ma eccellente nello stabilire un rapporto col cane – si dedicò subito a questa prima, delicata fase di relazione. Lampo ne fu evidentemente avvantaggiato, il suo addestramento per l’agility fu rapido, nonostante l’inesperienza specifica del padrone, e la carriera brillante e veloce. Avrebbe potuto accedere al terzo grado ancora molto più in fretta di quanto non abbia fatto, ma sovente il podio decisivo fu mancato per l’eccessiva emotività del conduttore. In terzo grado il nostro binomio ottenne diversi brillanti risultati ma non riuscì a issarsi ai vertici assoluti e a conquistare la nazionale, più per difetti del conduttore che per limiti del cane, di per sé forse in grado di quasi eguagliare la celebre Tervueren Miura dell’Alta Via, di lui tuttavia un po’ più veloce.
Nel frattempo, Maurizio iniziò ad appassionarsi all’obedience, specialità in cui il binomio trovò subito grande affiatamento, riuscendo ad esprimersi ad altissimi livelli in un tempo incredibilmente breve. Lampo fu quasi subito in terzo grado – che allora si chiamava classe élite – e nel giugno del 1999 già faceva parte della squadra italiana al Campionato Europeo di Nizza. Sempre in difesa dei colori italiani, ha poi partecipato ai Campionati Mondiali di Milano, giugno 2000, di Oporto, luglio 2001, e di Amsterdam, luglio 2002, dove fu l’unico cane italiano a qualificarsi eccellente. Ha riportato il suo primo CACIOB a Pandino, il 28 luglio 2002, giudice Frixione, e il CACO al Challenge Marcel Racque nell’ambito dell’Exposition de Championnat Bergers Belges, Orleans, 25 agosto 2002, giudice Herve.
La sua carriera è in pieno svolgimento e speriamo, facendo debiti scongiuri, che possa essere il primo Pastore Belga a laurearsi Campione Italiano di obedience.

LAMPO RIPRODUTTORE:
Nonostante le sue grandi qualità, Lampo non è mai stato richiesto in riproduzione. Ha avuto la sua prima cucciolata solo da pochi mesi, nel suo allevamento d’origine, accoppiato con la bella Malines de la Terre Aimée, figlia di s.r. Quoran van Balderlo e nipote, in linea materna, di R.E. Maubray du Maugré. Il 25 aprile 2002 – lo stesso giorno della nascita di Lampo – sono nati sette maschi e una sola femmina. E’ prematuro giudicarli, ma alcuni maschi sembrano di alto livello morfologico e quasi tutta la cucciolata ha un magnifico carattere. Uno dei maschi, Tintin di Casa Colomba, ha raggiunto il padre a casa Romanoni ed è già in fase avanzata di preparazione per gareggiare in obedience.
Successivamente Lampo ha coperto una femmina da lavoro di allevamento francese. Abbiamo aderito all’accoppiamento per la grande passione dimostrata dai simpaticissimi proprietari della cagna e per il meraviglioso carattere di quella femmina, peraltro di taglia eccessiva e di insufficiente tipicità, caratteristiche consuete nelle cosiddette linee da lavoro. Sono nati due maschi e sette femmine che, com’era logico attendersi, già dimostrano un carattere sensazionale. E’ più che mai prematuro dirlo, ma due o tre femmine sembrano anche di buon tipo.
Lampo è atteso da due monte all’estero: una in Francia, su una figlia di s.r. Mozart de la Terre Aimée, e una in Belgio, su Rubis de Romanin, figlia di un fratello di cucciolata di Panja.

CONCLUSIONE:
Il magnifico cane di cui vi ho raccontato la storia è la concreta dimostrazione del fatto che con esperienza e passione, con fatica e sacrifici e, beninteso, con un po’ di fortuna, si possono produrre soggetti di alto livello sia morfologico, sia caratteriale.
Mi piacerebbe che un cane come Lampo riuscisse a convertire anche un solo appassionato dell’addestramento all’amore per il bel cane, e vorrei che almeno un lettore capisse quanto sia assurdo che una moltitudine di soggetti iscritti nei libri genealogici della razza non abbiano in comune col Malinois che una qualche somiglianza cromatica.
E’ contraddittorio dedicarsi ai Pastori Belgi se si è indifferenti alla bellezza della loro testa e alla nobiltà della loro espressione. Il loro sguardo ha un incomparabile accento d’intelligenza e i loro occhi hanno una profondità che rivela un’anima eletta, perché “quanto più elevata è l’organizzazione di un essere vivente, tanto più l’espressione della forma si concentra nella testa, come il polo guida dell’organismo”. (Giuseppe Sermonti, Dimenticare Darwin – Ombre sull’evoluzione, Rusconi, Milano, 1999)
Il Pastore Belga – ne sono certo – si colloca ai vertici della più elevata organizzazione nell’ambito delle razze canine.

 

Giovanni Audoli
(All.to "di Casa Colomba")

11 gennaio 2003