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Già le fonti storiche latine e greche riportano
episodi riguardanti cani al seguito di eserciti. I libri di Plinio il
Vecchio, Vegezio, Eliano, Erodoto
ed altri ci aiutano a ricostruire un mosaico che permette di parlare di veri
e propri cani da guerra. Non mancano neanche scritti, incisioni e
statue a conferma del ricorso al cane da guerra in tutto il Medio Evo e fino
al 17° e 18° secolo. Per contro, nei secoli successivi, di fronte a
formazioni combattenti più diradate e ad un fuoco sempre più efficace per
precisione, gittata e volume, il ricorso al cane in periodo bellico subì
uno sconvolgimento radicale.
Se restringiamo il nostro interesse al Dobermann in guerra, ci collochiamo in un periodo che copre, all'incirca, i due conflitti mondiali. Non c'è dunque da stupirsi di come, contrariamente all'immaginario collettivo, il quadro che emerge raffigura non il cane da guerra ma un valido ausiliario. |
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Come prevedibile, le prime informazioni su
Dobermann militari ci giungono dalla Germania dove l'Heereshundeanstalt,
ovvero l'Ufficio Cani Esercito, conduceva una selezione mirata ad ottenere
precise tipologie di cani. In particolare il Dr Brueckner,
scrisse un dettagliato resoconto delle modalità operative seguite e dei
risultati ricercati; da questo emerge come fossero state individuate tre
tipologie di cani:
Circa il Dobermann si evidenzia come si dovessero
preferire gli esemplari "robusti e vigorosi" e rifuggire quelli
"raffinati ed eleganti", oppure "col corpo troppo corto, le
zampe lunghe e sottili o la testa simile a quella del Greyhound". Da da
scartare anche gli esemplari "nervosi e timidi" mentre da
privilegiare quelli "di forte ossatura", "robusti ma non
grossolani", "con sufficiente sottopelo per sopportare cattive
condizioni meteorologiche" (lo standard odierno del Dobermann non
ammette il sottopelo), "abbondante energia e resistenza per affrontare
lavori lunghi e dispendiosi". |
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"Il Dobermann segue la traccia col naso abbastanza alto eppure è affidabile quanto le razze che tengono il naso attaccato al terreno, il risultato è che può seguire una pista a gran velocità. In addestramento risulta essere più testardo di altre razze, in particolare del Pastore Tedesco, però ama lavorare ed impara assai rapidamente. Nonostante il suo piacere per la corsa risulta più serio dell'Airedale. È un velocista, sicuramente più veloce del Boxer o del Rottweiler e per struttura più adatto alla conformazione di numerosi terreni. Sotto questo aspetto altre razze, in particolare lo Schnauzer Gigante, risultano troppo pesanti e mancanti di agilità. Per questo il Dobermann è un messaggero nato ma è valido anche come tracciatore, guardiano e per la Croce Rossa. La razza darà sicuramente soddisfazioni purché vengano ricercate le qualità lavorative". | |
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Il sistema tedesco per la selezione prevedeva tre test
sui cuccioli di tre, cinque e sei mesi. I test riguardavano:
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Questa situazione si verificò in particolare negli Stati Uniti dove,
durante la Seconda Guerra Mondiale, l'associazione di razza fornì
spontaneamente esemplari all'esercito. I cani vennero valutati, scelti, suddivisi ed addestrati secondo i criteri già adottati "dal nemico" e andarono a costituire unità inviate nel Pacifico ed utilizzate con successo in particolare in per l'allarme preventivo e la ricognizione (i Giapponesi ribattezzarono il Dobermann col nome di Devil Dog). In Germania avvenne la stessa cosa ed un interessante rapporto del capitano Dressler ci informa di come, su un campione di 16000 esemplari comprendenti varie razze, il 32% dei Dobermann presenti risultasse valido per l'addestramento (percentuali simili a quelle degli Airedale→33%, dei Boxer→32%, dei Rottweiler→28%, degli Schnauzer Giganti→29% ma sensibilmente superiore a quella dei Pastori Tedeschi→22%, della media delle altre razze→18% e dei meticci→10.5%). Sul campo i cani, di tutte le razze, seppero vincere l'iniziale diffidenza dei soldati che li ritenevano superflui ed il loro impiego fu sempre più frequente. Il fatto che i conduttori fossero tutti volontari e che ovunque fossero più le richieste rispetto ai posti disponibili, favorì un particolare attaccamento e sono noti molti casi di soldati che portarono in salvo il loro cane ferito o esausto. Durante la Prima Guerra Mondiale si verificarono numerosi episodi che misero in luce il Dobermann, fra questi ricordiamo: |
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Ajax v. Elsterstrand, detto Caesar, cane messaggero, definito dal Dr Brueckner "il migliore di tutti i Dobermann". Mediamente era in grado di consegnare un messaggio percorrendo 18Km in 45 minuti; una volta fu in grado di farlo di notte in 30 minuti! |
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Andreas von Wiede-Hurst, detto Andy. Fu uno dei primi cani a sbarcare a Bouganville ed entro 2 ore precedeva i 250 Marine della compagnia M impegnati ad assicurarsi il controllo di una mulattiera che, molto probabilmente, i Giapponesi avrebbero utilizzato per far affluire rinforzi. Andy lavorava libero, precedendo la sua compagnia di 25-30m. Per tre volte diede l'allarme (ovviamente senza abbaiare), permettendo di individuare postazioni nascoste e pattuglie nemiche in avanscoperta. In quel giorno la compagnia M avanzò più di qualsiasi altra ed occupò l'unica posizione importante raggiunta dagli Americani.
In conclusione l'esperienza
in guerra del Dobermann ha mostrato una razza ottima per le staffette, la
ricognizione e la guardia e con eccellenti capacità nell'individuazione dei
feriti. Il principale punto debole è risultato il mantello, che non
protegge sufficientemente in condizioni climatiche estreme. Durante la
Seconda Guerra Mondiale, nessun Dobermann fu in grado di sopravvivere sul
fronte orientale; anche in Africa, in parte per l'assenza di sottopelo e la
conseguente mancanza di qualsiasi effetto isolante, in parte per il colore
nero del manto, che porta ad un superiore assorbimento del calore, non fu
possibile utilizzare il Dobermann durante le ore più calde. |
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Manlio Morini
16 Marzo 2005 |