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La mia due giorni alla gara di agility
organizzata all'interno dell'expo internazionale di Genova incomincia sabato
mattina alle 7.30 quando metto piede dentro un gelido palasport, ma è bastato chiedere quanto l'organizzazione della fiera chiedesse per il
riscaldamento per farmi iniziare a sudare.
Il campo di gara era composto da pannelli di tartan, gli stessi utilizzati
l'anno passato, ed ad un primo approccio con i miei cani è risultato subito
molto più scivoloso dell'anno precedente, forse a causa della temperatura
bassa oppure di una cattiva conservazione.
Iniziando a scaricare gli ostacoli dal furgone, noto subito una grossissima
novità, costituita da un tubo rigido lunghissimo (penso sfiorasse il limite
massimo previsto dal regolamento, ossia sei metri) e completamente nero,
all'interno del quale la luce non riesce neppure a filtrare.
Il percorso dell'agility 1, disegnato da Sergio Ascenzi, non prevedeva
grandi difficoltà, a parte un angolo pazzesco alla fine del percorso,
affrontando il quale i cani sarebbero sicuramente scivolati; quello di cui
nessuno aveva tenuto conto era che il terreno, oltre essere scivolosissimo
per i cani (molti errori sono stati causa di "patinamenti" in
frenata), era scivoloso pure per gli ostacoli che non volevano sapere di
starsene fermi, sopratutto i tubi, nonostante due su tre fossero
"bloccati" con una sessantina di chili di zavorra.
Purtroppo mancavano i pesi per bloccare il terzo per un errore
organizzativo, e questo ha volato per tutto il percorso durante la prima
prova.
Dato il fondo, probabilmente, la migliore strategia di conduzione consisteva
nello stare con il cane il più possibile, facendo fare traiettorie
armoniche senza brusche accelerate e/o frenate e soprattutto non lasciare
solo il cane mentre affrontava il tubo nero, che ha causato un numero
elevatissimo di rifiuti in primo grado, con il cane che usciva
dall'ingresso, dato il buio totale all'interno.
Probabilmente, nonostante un errore all'ingresso dello slalom dove non ho
dato il tempo al cane di frenare prima di ripartire, è stata la mia più
bella gara portata a termine con un bel tempo ... speriamo di ripetere; da
dimenticare invece il jumping dove mi sono fatto eliminare prima dello
slalom.
Nonostante l'eliminazione il percorso, disegnato da Paolo Meroni, mi è
piaciuto molto, meno "armonico" rispetto a quello di Ascenzi (com'
è nel suo stile), con traiettorie che devono sempre essere corrette dopo
ogni ostacolo, continui leggeri richiami, con la possibilità del rifiuto
che incombe come la spada di Damocle; nonostante questo si sono visti molti
bei passaggi, alcuni anche spettacolari causa l'equilibrio precario dei
cani, le evidenti "patinate" che hanno strappato molti "oohh"
di stupore e, talvolta, di preoccupazione tra il pubblico presente, molto
numeroso sopratutto composto da visitatori "estemporanei" della
fiera; ciò che mi ha stupito è come l'agility attiri l'attenzione sia dei
bambini sia degli adulti .. ho visto con i miei occhi mogli che avvertivano
i mariti che si stava facendo tardi e questi rispondere loro "ancora
cinque minuti, cara" con lo sguardo fisso sul campo di gara.
La domenica al freddo si è aggiunta la pioggia, si sono manifestati
nuovamente problemi di tenuta da parte dei cani e degli ostacoli (anche se,
memori dell'esperienza del sabato, abbiamo provveduto alla loro sistemazione
con molta più accortezza) e di rifiuti continui al tubo nero, tanto che
Meroni per l'agility 3 ha preferito non utilizzarlo, ricomparendo poi nel
jumping 3 disegnato da Ascenzi.
A causa dell'elevato numero di cani (185 tra secondo e terzo grado), la gara
è proseguita a tamburo battente lasciando spazio a brevi pause solamente
durante l'assemblaggio dei nuovi percorsi e con le premiazioni effettuate in
queste occasioni o durante le ricognizioni dei percorsi; devo ammettere che
è stato veramente stancante per tutta l'organizzazione ed i giudici che
hanno consumato il pranzo (un panino, ottenuto dopo mezz'ora di coda
nell'unico bar aperto all'interno del padiglione, che conteneva qualche
migliaio di persone), ma questo è stato l'unico modo per riuscire a
terminare prima delle 18.30
A mio avviso le due migliori "interpretazioni" del percorso nel
Jumping 3 large sono stati effettuati (anche se con qualche sbavatura) da
Gianni Orlandi con Luna, e Irene Unkauf con Maverick; seguono a ruota (fra
quelli che ricordo) Cristian Oggioni, Vittorio Papavero, Paolo Esposito,
Barbara Brocca, Ilaria Giubellini (nonostante un errore
"gratuito"), Andrea Balugani (che però aveva fatto una pessima
agility) e quindi Matilde Caprino (che mi è sembrata un po' sottotono
rispetto al suo standard)
Fantastica la cornice di pubblico, che verso le 16, ora di massima affluenza
nella fiera, che formava 4 file serrate distribuite lungo i quattro lati del
ring e la sportività di tutti i partecipanti che non hanno lesinato gli
applausi dopo passaggi spettacolari o solo di incoraggiamento.
Massimo Mazzucco
20 Novembre 2003
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